Autore: Miriam Abbate
È sempre più complesso oggi fare il genitori, sempre più famiglie hanno bisogno di aiuto nella gestione delle difficoltà emotive che bambini e adolescenti nel corso dello sviluppo incontrano. Molte sono le variabile che influenzano la vita del bambino o dell’adolescente e che potrebbero far nascere problematiche emotive e comportamentali nel suo percorso di vita. I bambini che vengono in terapia spesso hanno difficoltà a stabilire un buon contatto con sé stessi, con l’ambiente circostante, con le persone intorno a lui, con le emozioni e con il proprio corpo. Inoltre manifestano uno scarso senso del sé, manifestando disagio nell’ espressione delle emozioni e dei bisogni. Con i bambini e con gli adolescenti, la comunicazione diviene difficile; il bambino è troppo piccolo per comunicare il disagio attraverso un linguaggio diretto ed esplicito; per la qual cosa manifesta difficoltà comportamentali, mentre l’adolescente, diversamente, non vuole comunicare con il genitore e spesso pone davanti un muro di silenzio, un’ostilità senza pari o una fragilità molto chiara. Alla base dei maggiori motivi di stress per un bambino, ci sono i rapporti con i ‘grandi’, a cui è legato da vincoli emotivi. Alla base dei maggiori motivi di stress per l’adolescente, invece, ci sono i rapporti con i genitori e con i pari. Inoltre, può accadere che momenti difficili della vita di un genitore (o di persone cui il bambino o l’adolescente sono legati), come i litigi, episodi di violenza, un lutto, una lite familiare o altre situazioni possono ripercuotersi sulla tranquillità dei piccoli, che difficilmente riescono a capire certe situazioni di cui spesso sono solo degli spettatori involontari. I vissuti non elaborati e non processati creano malesseri nei minori e quindi necessitano di interventi specifici.
Quando rivolgersi ad uno psicologo o a uno psicoterapeuta?
Spesso, nei bambini o negli adolescenti, eventuali disturbi o difficoltà emergono attraverso dei sintomi: mal di pancia, problemi comportamentali legati ad aggressività, mal di testa, sintomi psicosomatici, ‘difficili’ rapporti con il cibo, difficoltà del sonno, enuresi, difficoltà di apprendimento, rendimento in calo, aggressività, ansia, forte timidezza, chiusura sociale, isolamento, ritiro in sé stessi, capricci che sembrano inutili e ripetitivi etc.: possono essere campanelli di allarme, segnali che, se non riconosciuti per tempo, possono compromettere il benessere e la qualità della vita del bambino, dell’adolescente e della famiglia. Spesso, tali difficoltà possono mutarsi in disagio e in disturbi psicopatologici. Si è riscontrato che i disturbi d’ansia o depressivi tra bambini e adulti sono in progressivo e inarrestabile aumento. Secondo quanto ha documentato Andrea Iacomini, portavoce di UNICEF Italia, nel 2019, si stimava che il 16,6% dei ragazzi e delle ragazze fra i 10 e i 19 anni soffrisse di problemi di salute mentale.
Come aiutare un genitore a migliorare la comunicazione con il proprio figlio?
Un primo colloquio genitoriale sarà utile per comprendere le difficoltà che il minore e la famiglia portano con sé. Quando un bambino o adolescente viene in terapia, bisogna chiarire che non si ‘aggiustano’ i bambini, come diceva Violet Oaklander, o non si ‘sistemano’ gli adolescenti (Violet Oaklander, 1927-2021, è stata una psicoterapeuta specializzata in infanzia e adolescenza applicata all’età evolutiva, nonché fondatrice del modello della Gestalt Play Therapy). Sarà importante permettere una maggiore comunicazione tra i componenti del nucleo familiare e supportare il bambino o adolescente aa acquisire maggiore consapevolezza dei propri vissuti: aumentare l’indice di divertimento familiare, ovvero creare delle occasioni di divertimento e coinvolgimento familiare, creare delle esperienza di crescita e di condivisione positiva, parlare delle emozioni connesse a tali esperienze ed aprirsi in una comunicazione funzionale e costruttiva.
Quali sono le tecniche di comunicazione adottate dallo psicologo per entrare in contatto con il bimbo o con l’adolescente nel modello della gestalt play therapy?
Le tecniche proiettive con i bambini e con gli adolescenti si basano sull’idea del gioco e sull’utilizzo di materiale come argilla, sabbia o pupazzi etc. I bambini-adolescenti agiscono e mettono in scena, durante il gioco, parti delle proprie vite o cose che sono successe loro. Fritz Perls, il padre della Gestalt, li chiamava affari irrisolti. Tali tecniche sono un metodo di indagine della personalità o di parti della personalità che pongono il soggetto di fronte ad una situazione ambigua a cui egli risponderà secondo il significato che questa situazione ha per lui.
I passi terapeutici riguardano del primo colloquio riguardano:
- incontrare genitori e bambino o adolescente insieme cosi da strutturare fin da subito una buona alleanza terapeutica e chiarire che tale scelta nasce perché è importante non avere segreti;
- valutare il contatto IO-TU; un buon lavoro terapeutico e i raggiungimenti degli obiettivi del trattamento si basano soprattutto su una stabile relazione IO-TU: sarà importante relazionarsi un poco con il minore durante il primo incontro per i più piccoli in presenza dei genitori e giocare anche insieme a loro; con gli adolescenti chiedendo se preferiscano restare un attimo da soli con il terapeuta;
- chiarire bene i confini: questo sarà utile sia ai bambini che ai genitori, per rendere il trattamento più fluido e sicuro;
- chiedere al minore cosa vuole e come puoi aiutarlo è fondamentale, poiché la risposta potrebbe essere personale e soggettiva e non riguardare la problematica individuata o sostenuta dal genitore;
- fondamentale sarà indagare il vissuto della rabbia e come questa viene gestita o espressa sia dal minore che dalla famiglia.
Nella Gestalt Play Therapy, l’uso del materiale è svariato: possiamo usare disegni, argilla, sabbia, usare delle carte con immagini o personaggi come pupazzi. La sequenza del lavoro prevede diversi passaggi:
- incentivare un esperienza immaginativa;
- lavorare sull’espressione sensoriale;
- indurre alla descrizione narrativa e metaforica di ciò che si è creato;
- dare un senso alla rappresentazione e vedere se ciò ha senso nella vita del bambino o dell’adolescente.
Una tipica frase del modello di Violet Oaklander è: “Cosa di quello che abbiamo detto può entrarci con te?”. Quindi, il modello ha come obiettivo quello di creare qualcosa con tali materiali, condividere l’esperienza e saperla raccontare e usare il materiale prodotto per raccontare sé stesso, assimilare le proiezioni e saperle elaborare. Il bambino e l’adolescente sono accompagnati “con dolcezza” all’interno di un percorso che, attraverso il gioco, la manipolazione di oggetti, l’utilizzo di materiali artistici e il colloquio soprattutto con i più grandi, promuove capacità di contatto relazionale e di rinforzo del Sé. La terapia diventa un luogo in cui è possibile esprimere e fare spazio alle emozioni, soprattutto a quelle ‘scomode’, spesso represse o difficili anche solo da riconoscere, come, ad esempio, l’angoscia, la rabbia, il dolore, la tristezza, la paura e l’ansia. Attraverso l’utilizzo del disegno, della pittura, della manipolazione dell’argilla, delle marionette, attraverso la creazione di scenari nella vaschetta della sabbia o delle metafore etc, bambini e adolescenti vengono accompagnati ad imparare ad esprimere i propri vissuti, piuttosto che a metterli in atto con comportamenti non idonei. Questo lavoro sembra favorire l’acquisizione di una maggiore consapevolezza di sé e permettere la costruzione o il rafforzamento della propria autostima e favorire il lavoro di auto-accudimento.