Autore: Viviana Catania
Negli ultimi anni, i media e la letteratura scientifica (sia psichiatrico-forense che psicologica e/o sociologica) hanno proposto una lettura comune riguardo ad una serie di comportamenti caratterizzati da intrusività, ripetitività ed ossessività, riferendo questa costellazione di agiti al concetto di stalking. Nella nostra lingua, non abbiamo un corrispettivo letterale del termine inglese che non dia adito ad equivoci linguistici; motivo, questo, per cui si è, alla fine, arrivati alla traduzione di molestie assillanti, che, pur non rendendo realmente giustizia all’essenza del fenomeno di stalking, suggerisce molto di più la prospettiva della vittima. Il concetto di molestie assillanti, dunque, sintetizza in sé una serie di complesse condotte devianti, facendo inoltre riferimento ad atteggiamenti o gesti sanzionabili in termini giuridico-legali.
Le ragioni per cui le persone pongono in essere tali comportamenti sono, ovviamente, differenti, e tra esse si può ricordare: il desiderio di vendetta, la ricerca di una gratificazione sessuale, il tentativo di instaurare una relazione o di recuperarne una etc. Affrontare il fenomeno dello stalking significa. inoltre, ricondurre tali fenomeni, seppur collocati in ambienti e contesti diversi, sotto una stessa matrice epistemologica, che vede nell’atto persecutorio, o più specificatamente nella persecuzione, l’elemento cardine della loro genesi attuativa.
Secondo H. Ege [2002], la persecuzione è una situazione conflittuale caratterizzata da sistematiche azioni ostili che non si consumano nella stessa giornata, ma che perdurano nel tempo. Ogni forma di persecuzione nasce da un conflitto o da un’azione ostile che può essere identificata nei seguenti atti: inseguimento fisico, ripetute azioni moleste, situazioni discriminanti. È importante, quindi, considerare lo stalking come una costellazione di comportamenti assillanti, intrusivi, persecutori che si ripetono nel tempo, portando la vittima a sviluppare un sentimento di fastidio, paura e allerta. Ege ha individuato sette parametri comuni per identificare una situazione di persecuzione: all’interno di questi sette parametri si snodano i fenomeni citati precedentemente e che ora si andrà a descrivere in maniera specifica…
Per quanto riguarda il primo parametro, “l’ambiente”, si può evidenziare come lo stalking, da definizione, è una forma di molestia che si perpetra nei confronti dell’ambiente privato della vittima e, in questo senso, lo spazio nel quale si manifesta e può spaziare dall’ambiente domestico, lavorativo alle abitudini quotidiane, come la palestra che si frequenta o gli altri luoghi, dove la vittima abitualmente si muove o trascorre parte del suo tempo.
Il secondo parametro, “la frequenza”, postula che le azioni devono avere una frequenza settimanale. Il terzo parametro, “la durata”, indica che il conflitto deve essere in corso da almeno sei mesi o tre mesi nei casi di Quick-Stalking (quando prima dei tre mesi la persona subisce una sola azione persecutoria capace di destabilizzare ed alterare la qualità di vita della vittima.
Il quarto parametro, “la tipologia di azione”, si riferisce al tipo di azioni ascrivibili allo stalking, che si possono concretizzare in una persecuzione totale, che aggredisce ogni singolo aspetto, luogo, momento della vita della vittima. Il quinto parametro, “il dislivello tra antagonisti”, indica, come in altri fenomeni di persecuzione, diviene ad essere cruciale la diversa capacità che qualifica vittima e persecutore. A proposito della differenza tra le loro posizioni: lo stalker ha la possibilità di colpire ovunque, quando più gli piace; la vittima, infatti, non ha la possibilità di difendersi adeguatamente e questa situazione di costante attesa dell’atto persecutorio vive una condizione che può essere definita di “effetto”, una sorta di passività non voluta né desiderata. Lo stalker invece vive una condizione “di causa” ovvero ha la possibilità di preparare gli avvenimenti e di deciderne la sequenza.
Il sesto parametro “l’andamento secondo fasi successive” implica che la vicenda persecutoria abbia avuto un andamento a più fasi. Lo stalking così come oggettivamente si manifesta è una condizione persecutoria e violenta estrema, una situazione conflittuale assoluta. Per poter valutare la presenza di stalking è necessario che la vicenda abbia raggiunto almeno la fase centrale “Azioni persecutorie” delle (quattro) fasi, cioè quella in cui lo stalker inizia a percepire la relazione iniziale con la vittima come disturbata dal rifiuto di quest’ultima: il suo rifiuto, l’inacessibilità, l’impossibilità di colpirla efficacemente lo rendono frustrato, facendogli vivere la situazione di difesa della vittima come un qualcosa di penalizzante e profondamente ingiusto nei suoi confronti. Questa necessità di riscattarsi portano lo stalker ad agire.
Il settimo parametro, “Intento persecutorio”, evidenzia, infine, la chiara intenzione della carica emotiva e soggettiva da parte dell’aggressore nel preciso intento di ferire la vittima.