Allarmanti i dati sui tentativi di suicidio: cresce la richiesta di supporto psicologico in Italia

Autore: Claudia Campisi

L’attenzione alla Salute Mentale, oltre ad essere uno degli obiettivi dell’Agenda 2030, rappresenta un obiettivo mondiale condiviso da tutte le nazioni. In questo breve contributo, l’obiettivo è quello di fornire una fotografia immediata, a partire dalla lettura dei dati più aggiornati, dell’emergenza nazionale legata al disagio psicologico. Quest’ultimo richiede risposte diversificate e una costante attività di divulgazione scientifica e culturale.

Cosa ci dicono i numeri? Chi ha più bisogno di aiuto? Dove e a chi si rivolgono le persone quando cercano un supporto psicologico?

Sono solo alcune delle domande a cui proverò a rispondere mediante un’analisi dei report più recenti consultati.

L’ultimo Rapporto sulla Salute Mentale, pubblicato lo scorso marzo, offre una lettura, in parte già superata, dell’emergenza psicologica nazionale, dal momento che fa riferimento ai dati 2020, elaborati dal SISM (Sistema Informativo per la Salute Mentale).

Quello che rimane valido e indicativo è rappresentato da alcune percentuali, riportate brevemente di seguito:

  • 728.338: gli utenti seguiti per problemi di salute mentale presso i servizi specialistici territoriali;
  • il 69% dei pazienti ha un’età superiore ai 45 anni, con una concentrazione che si equipara in entrambi i sessi;
  • 253.164 i primi accessi ai servizi, di cui il 91,8% lo fa per la prima volta nella vita.

Il target più colpito secondo le rilevazioni percentuali sarebbe quello di sesso femminile (53,6%).

Non meno allarmanti i numeri che riguardano i due poli anagrafici, giovani e anziani, rispettivamente interessati dal fenomeno della sofferenza psicologica. Lo stesso dato ha trovato riscontro e supporto scientifico nella ricerca che il CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) ha commissionato all’Istituto Piepoli: un’istantanea significativa sull’andamento della richiesta di supporto psicologico in Italia, che ha registrato un incremento dell’oltre 20% della domanda di servizi di psicologia.

Lo scorso ottobre, in occasione della Giornata Mondiale della Salute MentaleIPSOS condivise un report aggiornato che ci fornì, infine, un altro dato, quello sulla percezione personale dell’importanza della salute, sia psicologica che fisica. Dalle risposte del campione degli intervistati emerge che, ad oggi, la preoccupazione maggiore è focalizzata sul corpo:

  • il 77% è più attento ai bisogni della salute fisica, a fronte del 55% più orientato alla ricerca dell’equilibrio e del benessere psicologico;
  • l’80% si dice, comunque, sensibile e preoccupato per entrambe le dimensioni.

I più sensibili alla dimensione psichica sarebbero due target in particolare:

  • per il 31%, i giovani under 35 anni e, per il 27%, abbiamo ancora una prevalenza del genere femminile.

Questi numeri propongono una fotografia parziale, per quanto significativa, della situazione della salute mentale nel nostro paese. Quello che non emerge è il reale fabbisogno di supporto, aiuto e di servizi specialistici di psicologia. Un aspetto quest’ultimo accolto e gestito in misura altrettanto sostanziale dal terzo settore e dalla rete di professionisti che rappresentano l’offerta privata.

Altri numeri interessanti sullo stato della salute mentale in Italia ci giungono a riguardo proprio da enti di ricerca e del mondo del volontariato, in prima linea con target della popolazione specifici. Penso ad esempio alle ricerche di Telefono Amico, associazioni che svolgono importanti attività di sensibilizzazione sulla prevenzione del suicidio. I dati italiani sui suicidi e i tentativi estremi sono allarmanti e preoccupanti per la trasversalità anagrafica e di genere, a riprova del fatto che accanto alla sofferenza certificata dai dati ufficiali, veicolati dalle istituzioni preposte a fornire una risposta centralizzata al problema, esiste una domanda molto più ampia e variegata a cui è opportuno dare risposta. La frammentazione del dato è riconducibile anche ad un altro aspetto su cui sarebbe importante riflettere: come e a chi si rivolge un utente alla ricerca di un supporto psicologico.

Si inserisce in questa riflessione un altro differenziale che riguarda il ricorso alla psicoterapia online.

Alcuni dati tratti dal Barometro della terapia online di Guida Psicologi mostrano come si faccia strada l’opzione dell’online tra i servizi di psicologia. Tale soluzione, pertanto, viene scelta come alternativa; altre, al contrario, come possibile integrazione di una terapia tradizionale. Appare, comunque, in costante crescita, diffusa e apprezzata:

  • per il 35% dai giovanissimi, pazienti con un’età compresa tra i 18 e 24 anni;
  • sul 33% si attestano, invece, gli altri due target 25-34 e 35-44 anni.

Quando si riconosce un bisogno scatta la richiesta e, come dimostrano anche le “intenzioni di ricerca” su Google, anche la consapevolezza del singolo paziente è finalizzata all’individuazione del professionista più adatto al bisogno specifico. Sull’evidenza dei dati, non si può che riflettere con l’obiettivo di integrarli all’interno di azioni e progettualità di rete dei servizi, ma anche dei singoli professionisti.