Autore: Francesco Mercadante
Gl’ignoranti e la creatività
La strada parrebbe tutta in discesa. Si va un po’ in giro con buon telefonino, si scattano foto dappertutto e si diventa fotografi. Se va bene, non senza audacia, si tira fuori pure una bella mostra. Amici e parenti verranno ad applaudire e dire “bravo!”. Non si sono letti i classici della narrativa? Poco importa. L’estro e i puri pensieri sono sufficienti alla stesura di un romanzo. D’altronde, gli editori non mancano: basta pagarli e il più è fatto. Thomas Mann, Dostoevskij, Pirandello et alii possono andare in soffitta, mentre Umberto Eco può rivoltarsi ‘serenamente’ nella tomba. E se non si riesce ad organizzare una discreta prosa o non si ha il tempo per allineare i capitoli necessari, c’è sempre la poesia. Non è il caso di preoccuparsi di metrica e retorica né, tanto meno, di latino e greco. La poesia è espressione dell’anima, si sa. Se tutto va bene e si hanno le giuste amicizie, si ha la certezza di partecipare pure alle rassegne letterarie. Titoli di studio? Fatiche accademiche? Be’! Quasimodo e Montale o Deledda non erano mica laureati. Ma… Quasimodo, Montale, Deledda… sono stati letti o vengono nominati per sentito dire?
Gl’ignoranti e la statistica
La tragicommedia s’è compiuta. Da tempo ormai. Il 28% degli utenti è ‘affetto da analfabetismo funzionale’, non è in grado di interpretare un testo e, di conseguenza, fare uso delle informazioni apparentemente apprese. L’Italia, purtroppo, è uno dei peggiori paesi OCSE. E non è finita. Al danno, infatti, si aggiunge la beffa, poiché la maggior parte delle persone che usa il medium digitale sopravvaluta con estrema facilità le proprie competenze. Non a caso, i dati, che l’OCSE pubblica periodicamente attraverso delle indagini demoscopiche, sono peggiorati nettamente nel periodo della pandemia, durante il quale l’utente medio, privo di un titolo scientifico adeguato o di conoscenze pertinenti, non poneva alcun indugio nel proporre soluzioni terapeutiche o esporre teorie del complotto. Nel 1999, due psicologi, David Dunning e Justin Kruger, pubblicarono, su Journal of Personality and Social Psychology, un articolo in cui si illustrava proprio il fenomeno a causa del quale i più tendono a sovrastimare le proprie capacità e le proprie conoscenze. Nel tempo, dal loro lavoro si è tratto l’ormai noto effetto Dunning-Kruger, una vera e propria distorsione cognitiva. Dagli esperimenti fatti dai due scienziati e documentati in Unskilled and unaware of it: how difficulties in recognizing one’s own incompetence lead to inflated self-assessments (Journal of Personality and Social Psychology, vol. 77, nº 6, 1999, pp. 1121-1134) emergeva una verità statistica allarmante: i soggetti che avevano ottenuto i punteggi più bassi erano convinti, al contrario, di avere ottenuto valutazioni elevate. David Dunning giunse ad affermare che we are all confident idiots (siamo tutti idioti sicuri di noi). Facendo una valutazione più ampia, non possiamo escludere che, molto di frequente, le fake news, che hanno alterato indubbiamente il mondo dell’informazione, prevalentemente quella digitale, di qua dalla cattiva fede di alcuni manipolatori, si generino proprio da taluni meccanismi di distorsione cognitiva, specie se questa è caratteristica di personaggi influenti. L’ipotesi sembra più che fondata. Nel 2017, in Post-Truth: How Bullshit Conquered the World (2017), James Ball sostenne che l’elezione di Trump e la Brexit erano stati favoriti proprio da meccanismi di distorsione. Qualche anno dopo, nel 2020, gli autori di Reality Check, trasmissione in onda sulla BBC, dimostrarono che Trump, Salvini e Bolsonaro, in piena pandemia, erano stati i maggiori produttori di fake news.
Gl’ignoranti sui social
Una delle principali caratteristiche dei social network è l’esplosività. In altre parole, all’improvviso, alcuni gruppi social-digitali, in preda all’illusione di superiorità o a un convincimento improprio, oltrepassano di forza i propri limiti naturali e riescono a guadagnare credito e spazio, talora senza rendersene conto: si tratta di una sorta di ‘dilatazione’ improvvisa. Gli hashtag ne sono un esempio che coinvolge l’intera comunità nazionale in poche ore e scompare con altrettale rapidità. Ma è parimenti nota la ‘bufala’ che riguardò l’Accademia della Crusca, responsabile, secondo i più, di avere approvato l’uso transitivo dei verbi “entrare” e “uscire”: *uscire il cane, *entrare i panni e così via. La falsità fu immediatamente evidente, eppure, per giorni, alcuni fecero grandi battaglie per difendere la trasformazione dei verbi nel nome d’indefinibili competenze.
Insomma, gl’ignoranti sono convinti di essere preparati e devono sempre avere ragione
Bisogna aggiungere, inoltre, che like e condivisioni, in qualche modo, fanno compagnia, generano uno strano e anomalo momento di approvazione di cui, anche per contrasto, si sente il bisogno. Certo, sarebbe auspicabile che l’attenzione degli utenti fosse rivolta unicamente ai lavori scientifici, all’impegno di una vita per la ricerca, ma sappiamo che questo è impossibile e impensabile. La gente ha diritto a un po’ di leggerezza. Eccoci, allora, a dare pareri su Sanremo, a fingere di essere indignati per delle azioni politiche o incuriositi da un dispositivo di legge, laddove, forse, disprezziamo anche quell’‘io’ che cede alla tentazione di far parte del gruppo, costringendoci talora a rinunciare a qualcosa che facciamo spesso fatica ad accettare, ovverosia all’assenza, la beata e pacifica assenza.
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