Gelosia: quando è sana e quando è patologica

Autore: Viviana Catania

Il termine geloso deriva dal latino volgare *zelōsu(m) (invidiosopossessivo), che, a propria volta, si origina da zēlus (rivalità, spirito di emulazione, ardore, gelosia). Nonostante l’etimologia possa dare alla gelosia un inquadramento all’interno di un ambito di senso specifico, riuscire a dare una definizione chiara del termine è da sempre un obiettivo difficile da raggiungere per gli studi psicologici. La gelosia può essere definita un’emozione, quando si presenta in circostanze precise e in modo improvviso, accompagnata da un insieme di sistematiche tendenze all’azione e da modificazioni psicofisiologiche anche lievi. La si può considerare un sentimento, quando questo stato emotivo si stabilizza e viene facilmente evocato da semplici eventi esterni o rappresentazioni mentali auto-generate, caratterizzata, inoltre, da elevati livelli di intensità e di attivazione. La si può cogliere anche come una passione, derivato di passus, participio passato di pati (soffrire, subire, sopportare) in quanto il soggetto geloso non agisce, ma subisce, o, più precisamente, prima di agire, subisce.

Alla luce delle diverse sfumature che essa può assumere, la si deve considerare un sentimento che soltanto in alcune circostanze può assumere connotazioni negative. La gelosia si manifesta principalmente in seguito ad una esperienza psichica che può essere di minaccia ad una relazione considerata fondamentale per il proprio benessere o di possibile infedeltà del partner. La gelosia, infatti, può essere considerata un presidio delle relazioni interpersonali, in quanto la sua finalità è quella di proteggere il legame da possibili minacce. La percezione di una minaccia di perdita della relazione è la causa scatenante della gelosia e tale condizione si estende lungo un continuum che va dalla normalità alla patologia.

La gelosia patologica può essere distinta dalla gelosia normale per l’intensità della risposta emotiva e per l’apparente mancanza di obiettività. I soggetti che ne soffrono vivono con un perenne sospetto di infedeltà privo di qualsiasi fondamento, che li porta ad essere costantemente preoccupati rispetto ai comportamenti dell’altro, risultando così comprensibilmente causa di un deterioramento della relazione. La gelosia patologica può dunque insorgere come risposta ad una minaccia, perlopiù immaginaria, nei confronti di una relazione, ma potrebbe anche essere sintomo di un disagio o di un disturbo psichiatrico vero e proprio. Nei casi più gravi, dietro al dubbio sulla fedeltà del partner può celarsi un disturbo ossessivo-compulsivo, una riduzione dell’autostima, tipica di un quadro depressivo, o il timore di essere lasciati soli che caratterizza il disturbo di panico. Se, invece, il soggetto è assolutamente convinto che il partner lo tradisca, senza averne nessuna prova reale, si è in presenza di una piena distorsione della realtà e, quindi, ci troviamo davanti ad un tipico disturbo psicotico definito delirio o paranoia di gelosia, molto frequente nei soggetti alcolisti. Questi ultimi controllano in modo ossessivo i partner nei loro oggetti personali a volte anche negli abiti, arrivando ad interpretare come dettagli di infedeltà anche segnali banali.

La gelosia può essere interpretata secondo diverse prospettive, ma senza dubbio esistono sistemi neurobiologici capaci di regolarne lo sviluppo, l’espressione e il livello. Alla luce dei dati ottenuti da studi condotti, è stato dimostrato come la gelosia corrisponda ad una vulnerabilità dei tratti di personalità e ad una fragilità eccesiva. L’ossessione per il tradimento subentra quando il livello di serotonina, il neurotrasmettitore che controlla fenomeni fondamentali quali la fame, il dolore e l’umore, si abbassa eccessivamente. Tuttavia il confine tra la gelosia sana e quella patologica è estremamente difficile da definire soprattutto se si tiene conto anche del fattore culturale. Ad esempio, fino ad un secolo fa, la gelosia era considerata socialmente accettabile e le si attribuiva un ruolo ben definito nel mantenere solidi i valori familiari e personali. Oggi viene percepita, invece, più come un’emozione negativa e imbarazzante, che sminuisce la persona interferendo con la sua libertà. Si potrebbe anche asserire, dunque, che la gelosia viene considerata morbosa, quando supera quel livello di possessività accettata dalla società o dalla cultura. Focalizzando l’attenzione sul versante sano della gelosia, è indubbia la sua presenza in ogni essere umano.