Autore: Elena Gigante
I modi in cui le pratiche di consapevolezza possono essere integrate nella terapia sono numerosi, sia implicitamente, attraverso l’essere mindful del terapeuta nel processo relazionale, sia attraverso l’esplicito insegnamento ai pazienti degli esercizi mindfulness. Molti contributi teorici e parecchie ricerche scientifiche hanno dimostrato l’efficacia della mindfulness per vari disturbi psicologici e per un ampio spettro di pazienti.
Non solo per la Gestalt e, in generale, per gli approcci umanistici… Oggi, la pratica di consapevolezza è riconosciuta come un meccanismo d’azione trasversale nelle psicoterapie. Le pratiche di consapevolezza possono aumentare l’accettazione e l’empatia nella relazione terapeutica: motivo, questo, per cui sono sempre più integrate nei training clinici e, in genere, per gli operatori sanitari allo scopo di prevenire il burn-out e aumentare l’autocompassione. Le relazioni di trattamento efficaci si nutrono di molteplici fattori: il paziente, il terapeuta, la relazione paziente-terapeuta, il metodo, il contesto.
La relazione terapeutica contribuisce all’efficacia come il metodo di trattamento. La mindfulness in gestalt integrata può contribuire alla efficacia delle relazioni terapeutiche? La correlazione tra l’alleanza terapeutica e l’esito è stata dimostrata in modo positivo in varie meta-analisi ed è sempre più condiviso che è essenziale la competenza alle qualità della presenza: attenzione, compassione e empatia, apertura, accettazione, non attaccamento, autosservazione. Le persone che entrano in terapia vogliono sentirsi meglio rispetto a sofferenze che prendono forme diverse: stress e ansia, confusione, disturbi dell’umore, problemi comportamentali, conflitti interpersonali. Una relazione terapeutica di successo agevola nella persona il cambiamento di percezione della sofferenza, ne cambia la relazione, aumentando la capacità di stare con tutte le esperienze piacevoli, neutre, spiacevoli.
La maggior parte delle persone in psicoterapia è preoccupata per eventi passati e futuri: ciò causa tristezza, colpa, rammarico e ansia. Verifichiamo che la sofferenza aumenta quando ci allontaniamo dal momento presente e aumenta l’attività mentale, la ruminazione. La meditazione di consapevolezza placa la mente, aiuta a raccogliere l’ energia mentale e armonizzare corpo e mente.
La mindfulness, con una serie di differenti pratiche da esperire per trovare le più congeniali, permette di divenire più consapevoli delle proprie modalità per disattivare quelle inutili e negative. La pratica regolare permette di riappropriarsi della esperienza diretta senza pregiudizi, chiusure, rifiuti. Le psicoterapie informate dalla mindfulness hanno un quadro di riferimento incentrato sulla relazione come fattore trasformativo e possono, al fine di rendere protagonisti i pazienti del processo di cambiamento, fare praticare esercizi di mindfulness in seduta e fra una seduta e l’altra.
Nelle psicoterapie umanistiche, esistenziali, integrate è sottolineata la capacità intrinseca della persona di diventare sana e funzionante, di centrarsi sul presente, di accettare la responsabilità, di sospendere i giudizi, di allargare la consapevolezza sensoriale, corporea, emotiva.
La pratica di meditazione può aiutare a guarire? È un’ottima base per qualsiasi lavoro, consentendo alla persona maggiore familiarizzazione con sé, attenzione, accesso all’autoregolazione. È una pratica di salutogenesi che può divenire anche di cura in un programma integrato. Raramente la mindfulness da sola è sufficiente come trattamento per i disturbi più seri dell’umore, ma funziona, se è parte di un approccio più generale, igienico, psicologico, dove le abilità di mindfulness, tradotte in psicoterapia diventano capacità di osservazione di sensazioni, sentimenti, pensieri senza identificazione e valutazione bensì con esperienze aumentate di curiosità e accoglienza che possano rendere tollerabili anche i vissuti più dolorosi, umilianti o spaventosi.