Autore: Valentina Maltese
Con l’espressione fobia scolare si fa riferimento ad una particolare forma di fobia sociale che si manifesta come una condizione di disagio accompagnato da rifiuto e dalla paura recarsi o permanere a scuola. Spesso, è tale da compromettere la frequenza scolastica e il benessere del bambino e dell’intera famiglia. La fobia scolare può essere considerata come una paura specifica appartenente alla classe più ampia del disturbo d’ansia denominato fobia sociale, come abbiamo anticipato. Essa viene considerata, in psicologia, come una condizione di intensa paura o ansia per situazioni sociali in cui un soggetto può essere osservato da altre persone. Chi soffre di fobia sociale vive reazioni emotive intense in contesti specifici in cui ha paura di essere giudicato in modo negativo. In genere, la paura collegata alla fobia sociale è quella di essere visti come deboli, inadeguati, stupidi o noiosi o comunque essere giudicati negativamente. La paura porta all’evitamento di tali situazioni sociali, che possono scatenare i sintomi ansiogeni e farci stare male. Tali condotte di evitamento sono alla base dell’incrementarsi della paura stessa.
La fobia scolare si presenta prevalentemente durante l’infanzia, ma può riguardare anche gli adolescenti. Si stima che in Italia l’incidenza di tale disturbo sia tra l’1 e il 5 % dei bambini e degli adolescenti in età scolare. Essa si manifesta attraverso una sintomatologia variegata che può comprendere disturbi somatoformi o vere e proprie sintomi di ansia o panico. Tra i disturbi somatoformi, possiamo annoverare frequenti mal di pancia, mal di testa, palpitazioni, vertigini e sensazioni di forte malessere o mancanza di energia che si verificano poco prima che il bambino si rechi a scuola. In alcuni casi, possono manifestarsi anche la sera prima con difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno notturno e possibili frequenti crisi di pianto. Non si rado, si ha anche enuresi notturna.
Alcune volte anche quando si riesce ad accompagnare il bambino a scuola, dopo poche ore, questi, richiede di essere prelevato da scuola per sintomi di forte malessere non gestibili né dall’alunno né dal personale scolastico. Tali comportamenti possono diventare fonte di forte disagio per la famiglia, che spesso non riesce a fronteggiare tale incontenibile paura. La fobia scolare può comparire in qualsiasi fase e periodo scolastico del bambino, ma è stata notata una maggiore incidenza di essa nei passaggi tra un ciclo scolastico e un altro o, più in generale, nei momenti di cambiamento evolutivo del bambino, che provocano una crisi e una necessità di adattamento ad un nuovo assetto interno ed esterno a sé.
È importante sottolineare come la paura di frequentare e vivere il contesto scolastico è spesso collegata a forte senso di inadeguatezza, alla paura di essere giudicati dagli altri (insegnanti e coetanei), bassa autostima e basso senso di autoefficacia. In molti casi, tale paura si collega a un’eccessiva idealizzazione di sé e a sentimenti di vergogna collegati alla difficoltà di mantenere sempre alte le proprie performance. Altre volte, possono essere presenti difficoltà di apprendimento non identificate che possono rendere più difficile il confronto con i compagni e di conseguenza la paura del giudizio degli insegnanti. Naturalmente, la fobia scolastica può originarsi da situazioni di bullismo che insegnanti e genitori non riconoscono o sottovalutano.
Che fare?
La fobia scolare e il conseguente rifiuto di andare a scuola devono essere considerati da insegnanti e genitori come importanti campanelli d’allarme da accogliere e ascoltare adeguatamente. È importante che i genitori e gli adulti di riferimento non interpretino tali manifestazioni come capricci o svogliatezza, ma come indizi che qualcosa, in un determinato momento, nel mondo emotivo del proprio figlio o alunno, non sta funzionando. È fondamentale accogliere la paura e contenerla, non lasciandosi trasportare da essa, generare quel “luogo psicologico” sicuro che, talora, il bambino non riesce a trovare dentro di sé. Dare voce alle emozioni, ai pensieri disfunzionali, alle paure collegate alla situazione scolastica permette al bambino di trovare un canale sicuro per esprimere sé stesso e il proprio mondo interiore senza sentirsi giudicato. Il ritorno a scuola dovrebbe essere graduale e concordato con il bambino e gli insegnanti al fine di favorire l’empowerment dell’alunno stesso che può in questa maniera sentire di riprendere il controllo sulle proprie emozioni e sulla gestione delle stesse in contesti sociali differenti.
Quando la condizione si protrae per diverse settimane o mesi e i genitori o la scuola sentono di non riuscire a contenere o gestire i comportamenti di evitamento e la sintomatologia associata, è utile rivolgersi ai professionisti competenti (psicologi psicoterapeuti, psicologi scolastici) che possono prevedere sia interventi psicoterapici con il bambino e la famiglia sia percorsi psico-educativi all’interno del contesto educativo e scolastico.
In ultima analisi, occorre sottolineare come disturbi d’ansia specifici come la fobia scolare, che sembrano inscritti solo in alcuni contesti sociali, se non adeguatamente trattati, possono sfociare in condizioni di evitamento sempre più allargate, dal ritiro sociale (vedi il fenomeno degli hikikomori) a disturbi come ansia generalizzata, agorafobia, attacchi di panico o disturbi dell’umore. Per tale motivo, è sempre auspicabile un tempestivo ed efficace intervento in ambito sia familiare che scolastico.