Anonimia e fragilità nelle relazioni online: le cyber relational addiction

Autore: Viviana Catania

Molti utilizzano la rete per incontrare, comunicare e spesso costruire relazioni interpersonali significative, tanto da diventare “coppia” nella vita reale a seguito di un incontro nel “cyberspazio”.

La rete, infatti, facilita l’espressione di determinati comportamenti che nell’interazione reale non sarebbero così facilmente espressi; i cyber users rivelano di sentirsi più liberi di esprimere la propria personalità senza determinati freni di cui il mondo reale è costellato. In particolare, però, i soggetti caratterizzati da un basso livello di autostima e di autoefficacia trovano nella rete uno strumento essenziale per ricevere feedback positivi in un ambiente considerato da quest’ultimi “sicuro”.

L’anonimia è uno degli elementi principali che motivano un uso smisurato della rete, poiché gli utenti si sentono liberi di poter cambiare la propria identità; quasi sempre, infatti, descrivono il proprio fisico in modo completamente diverso dalla realtà, immaginandosi con un Sé ideale, che avrebbero voluto avere. Ciò che di solito motiva e caratterizza il rapporto tra due persone nella vita reale è l’attrazione, che nelle relazioni on-line diventa un elemento marginale, poiché viene, invece, sostituito dal forte potere attrattivo non più fisico, ma comunicativo.

L’anonimia e l’assenza di norme facilitano la natura e la forma della conversazione in rete. Il dialogo in rete, infatti, presuppone un “pensare, uno scrivere” che porta alla formazione di un contesto comunicativo e di una storia comune condivisa, che va arricchendosi costantemente di pensieri, sensazioni, emozioni paure e preoccupazioni di entrambi. La disinibizione, l’anonimia e i diversi stili di personalità sembrano essere tra quei motivi principali che spingano i soggetti a creare legami online.

Nel cyberspazio, infatti, gli users conoscono soltanto lo username e l’indirizzo di posta elettronica di coloro con cui entrano in contatto tramite chat, favorendo così la possibilità di rimanere anonimi e di separare le loro azioni reali da quelle on-line. L’interazione dell’effetto della disinibizione e le diverse caratteristiche di personalità presenti in ognuno di noi (diversi studi mostrano come per esempio le persone con personalità istrionica tendono ad essere molto aperte ed emotive, al contrario di quelle con personalità compulsiva, che sono più contenute, etc) porta ogni cyberusers ad avere un diverso utilizzo delle cyber-relazioni.

Alcuni, infatti, le formano per comprendere e sviluppare meglio sé stessi e per risolvere difficoltà interpersonali e intrapsichiche che difficilmente si potrebbero risolvere nelle relazioni reali; altri invece ne fanno un utilizzo marcatamente negativo.

La facilità nel creare legami non deve essere soltanto connotata positivamente, poiché gli utenti potrebbero “interrompere” il rapporto con la stessa facilità con cui lo hanno formato, facendo cadere gli utenti nel baratro della solitudine. Le modificazioni psicologiche che caratterizzano gli “Internet addicts” sono la perdita delle relazioni interpersonali, le modificazioni dell’umore, l’alterazione del vissuto temporale e la struttura cognitiva completamente orientata all’utilizzo compulsivo dello strumento.

La dipendenza da cyber-relazioni inizia quando il bisogno di avere relazioni on-line sostituisce la necessità di avere relazione reali; spesso i rapporti che nascono in rete sono brevi e talvolta sono destinati a rimanere tali, perché i cyber-dipendenti per mantenere la propria identità virtuale immaginaria evitano di conoscersi realmente.

La chat costituisce uno spazio privilegiato idoneo per rivelare sé stessi e per sviluppare relazioni interpersonali nascondendo le proprie insicurezze e fragilità; diventa pertanto un grande teatro, dove ognuno in qualsiasi momento può ricoprire differenti ruoli e dove la piena condizione di anonimia garantisce ai partecipanti di rivelare loro stessi in piena libertà senza ansia né paura. La chat potrebbe essere considerata quindi non soltanto come un mezzo sostitutivo della interazione vis a vi, ma anche come una nuova opportunità comunicativa facilmente a disposizione, per soddisfare i bisogni sia sociali che relazionali