Autore: Elena Gigante
Le comunità salutari sono quelle in cui viene valorizzata sia la soggettività umana sia la maturazione etica nel rispetto delle differenze di ognuno e della cooperazione con gli altri per fini comuni. Consideriamo un grande male del nostro periodo la ‘separatezza’ che va da un polo di iperconnessione virtuale ad un altro di disconnessione dal contatto in presenza.
La disconnessione viene espressa da isolamento, solitudine, rottura delle relazioni.
Parole come fiducia, speranza, pace, equità, generatività portano a dare e ricevere, riconoscere e sentirsi notati, rispettati. Aggiungere valore significa contribuire, migliorare, aiutare o arricchire la propria vita e quella degli altri (Elliot et al., 2004). Quando riceviamo attestazioni di riconoscimento, sentiamo di essere importanti per gli altri e questo dà senso alla vita di noi in quanto persone perché percepiamo di essere come una parte significativa del mondo intorno a noi. Al contrario, quando la percezione è di non contare per qualcuno, diminuisce il sentirsi persona.
L’esperienza di avere valore, quindi, promuove benessere e felicità prevenendo il realizzarsi di sgradevoli sensazioni di svalorizzazione, disconnessione interpersonale e disimpegno, che stanno alla base della disintegrazione della comunità.
Dunque: possiamo fare qualcosa per consegnare alle generazioni future una comunità salutare?
Il principale ambito di studio e d’intervento della Psicologia di Comunità è il rapporto tra l’individuo e la collettività, intesa come insieme di relazioni, situazioni e organizzazioni sociali con cui la persona entra in contatto al lavoro, a scuola e in generale nella sua esistenza pubblica. Secondo la Psicologia di Comunità, il nostro benessere interiore è fortemente legato alla qualità dei rapporti sociali che instauriamo. Da tale Premessa si evince che quanto più la comunità che circonda la persona è organizzata secondo dinamiche di accoglienza, tanto più la vita interiore di quella persona sarà solida e ‘sana’.
L’ottica sociologica della psicologia fa sì che lo psicologo di comunità operi per la realizzazione di una comunità, strumento di promozione del benessere psicologico. La proposta consiste nel creare una cultura del ‘noi’ intorno al vissuto di ‘valore’: favorire il dare valore e il sentirsi di valore, bilanciando diritti e responsabilità. In tal modo, contrastiamo depressione e disimpegno, riconsegnando alle persone un valore e aiutandole ad aggiungere valore.
Per generatività si intende il prendersi cura della generazione successiva alla propria e, attraverso questo, della comunità nel suo complesso.
È la gentilezza? È uno stato in cui si aspira a che tutti possano godere di felicità; quindi, la promozione della gentilezza contrasta la mancanza di calore e di rispetto nei rapporti umani.
Gli interventi educativi, nel promuovere la gentilezza, sono proposte utili ed innovative, efficaci azioni di crescita che passano attraverso il coinvolgimento e il protagonismo dei giovani. Le strategie definite peer mentoring, peer mediation, peer counseling sono già state utilizzate in diversi paesi europei e hanno prodotto numerose prove di efficacia. Attraverso un approccio basato sui pari, in cui vengono utilizzate le risorse del gruppo dei coetanei, si può arrivare a risolvere l’80% dei conflitti: promuovere le caratteristiche della gentilezza, proponendo ai ragazzi un modello sano da mostrare ai coetanei attraverso la conoscenza e la competenza acquisita in specifici laboratori esperienziali.
Gli adolescenti hanno bisogno di imparare, sperimentandolo, cos’è la gentilezza, un comportamento benevolo e compassionevole e hanno bisogno di rendersi conto che è un’abilità centrale per la vita necessaria a raggiungere il successo nelle varie aree, ovvero il benessere emotivo trasversale in ogni possibile soddisfazione. La ‘resilienza di comunità’ è la capacità dei membri di una organizzazione di impegnarsi insieme in azioni condivise per contrastare avvenimenti e strutture avverse.