Sappiamo veramente riconoscere dove è collocato dentro di noi quel ‘Chi siamo?’
Sappiamo veramente in profondità rispondere a questa domanda?
Gli allievi del primo anno della scuola hanno cominciato a raccontarsi, incasellando il chi sono dentro schemi caratterizzati piuttosto dal ‘cosa faccio’ , senza chiara consapevolezza che la risposta data attenesse al fare piuttosto che all’essere.
Il passaggio è avvenuto dopo una meta-riflessione rispetto al sentire, riferendoci all’esperienza sensoriale come la culla generatrice e determinante dell’essere umano, che ci accompagna per tutto il percorso della vita .
Ritornati alla domanda iniziale con l’invito ad ascoltare il corpo, il respiro, le viscere e provare a rispondere ascoltando le sensazioni nel qui e adesso, le risposte sono diventate intrise a tratti di gradienti emotivi e quindi più correlate a ciò che c ‘era in quel momento in profondità.
La teoria dell’Attaccamento richiama l’importanza del ‘come viviamo’ per identificare la nostra esperienza dell’essere, perché lì risiedono le forme delle prime esperienze sensoriali sviluppate dentro un Io-Tu imprescindibile, quello con il care giver.
Nella reciprocità di domanda – risposta si struttura infatti quel Chi siamo, in una reciprocità che si fonda soprattutto sulla qualità del legame emotivo generato nel corpo e attraverso i corpi madre-bambino. E’ attraverso la profonda sintonizzazione affettiva della mamma, la sua accessibilità percepita, la reattività e l’impegno emotivo che il bambino struttura le sue mappe di orientamento, attraverso cui leggere il mondo, se stesso , le relazioni.
E’ quindi più il come che il chi ad identificarci e darci forma ed è più sul come che sul chi che l’approccio relazionale terapeutico opera processualmente strutturando e riproponendo esperienze in cui nell’incontro dei corpi, inteso quale esperienza mentale incarnata, si risignifica il passato e si riscrivono nuove modalità di adattamento all’esistenza più funzionali e orientati al benessere.