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Prendersi cura delle persone amate: nel mito di Er
Prendersi cura delle persone amate: nel mito di Er
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Francesco Mercadante
05/01/2023

Nel dolore, si cercano dei nomi e, spesso, dei volti che diano un senso a ciò di cui siamo privi: la ricerca, il più delle volte, è vana a causa della propria natura ideale. In talune circostanze, infatti, volgiamo lo sguardo consolatorio alle categorie, a una sorta di ontologia dalla quale siamo, improvvisamente, rapiti e vessati: Dio, il grande amore, l'esistenza e, insieme, la fuga da tutto questo. Diversamente, avremmo solo bisogno di ritrovarci tra persone e cose che, in qualche modo, non ci sono più. Lo sforzo di memoria a riempimento o a riscatto del nulla che ci possiede, però, è sempre superiore alle nostre capacità di spingerci oltre il malessere.

Nella gioia, al contrario, siamo immemori proprio di persone e cose, siamo talmente sicuri delle nostre azioni, tale è il nostro impeto che non vediamo neppure un corpo riverso sul ciglio del sentiero che percorriamo e, se lo vediamo, non ne siamo partecipi. Il nostro è un insopprimibile 'uccidere per essere' e, in ciò, lasciamo maturare la pianta della nostra prossima insoddisfazione. Sulle prime, le sue foglie sembrano rilucere, rigogliose, pure nella penombra d'una qualche stanzetta metropolitana. Di fatto, 'uccidiamo' per distrazione e nel nome di principi che riteniamo giusti e universali: ne abbiamo il diritto.

Quando ci rendiamo conto, nel tempo, in un tempo che abbiamo fatto scorrere quasi goliardicamente, che il cadavere incontrato lungo la strada è parte di noi, allora è troppo tardi per leggere certe poesie e trarne conforto.

Nell’opera intitolata La Repubblica, dove si tratta il tema della giustizia e si parla dei mali che affliggono una società e delle soluzioni che l’uomo può adottare per ottenere il bene, Platone ci racconta il mito di Er. Er è un soldato nato nella regione della Panfilia, ma cresciuto in Armenia. Questo soldato era conosciuto per il suo coraggio e per il suo valore. Purtroppo, morì in battaglia. In quel tempo, secondo le abitudini, il corpo del defunto veniva messo sul rogo per la celebrazione del rito funebre. Sorprendentemente, mentre le fiamme salivano verso l’alto e tutti credevano che il corpo del soldato stesse bruciando, Er si svegliò e cominciò a raccontare ciò che aveva visto nell’aldilà. Egli disse di avere camminato a lungo e avere incontrato un gruppo di anime davanti a due giudici, i quali gli avevano ordinato di stare in silenzio ad ascoltare e osservare. I giudici esaminavano le anime dei morti e stabilivano se fossero quelle dei buoni o dei cattivi per assegnare loro un premio o un castigo. Tutte le punizioni erano però temporanee, fatta eccezione per quelle molto gravi. Infatti, dopo avere superato la pena, le anime colpevoli vagavano per un po’ fino ad incontrare un arcobaleno che terminava con un fuso, lo strumento attorno al quale si avvolge il filo e che permette di filare a mano. Er raccontò inoltre di avere visto altre tre figure vicino all’arcobaleno: Cloto, Lachesi e Atropo. Queste tre donne avevano un compito piuttosto strano, che svolgevano mentre filavano. Cloto si occupava del presente dei defunti, Lachesi del passato e Atropo del futuro. Questo accadeva perché alle anime veniva data una seconda possibilità di vivere. Esse, presentandosi davanti a Cloto, Lachesi e Atropo, dovevano fare una scelta, cioè dovevano decidere che cosa avrebbero voluto essere nella nuova vita. Alcune erano sagge e sceglievano il ritorno tra i propri cari perché valutavano gli errori commessi in vita, mentre altre meno sagge commettevano l’errore si scegliere il potere e la ricchezza, senza rendersi conto dei dolori e delle fatiche che la scelta avrebbe comportato. Er, nell’andare avanti col racconto, fu severo su questo punto: si poteva scegliere una sola volta e ciascuno si doveva assumere la responsabilità della scelta. Poco dopo, infatti, le anime venivano condotte al fiume Amelete per bere un’acqua magica che faceva dimenticare ogni cosa. Er disse pure che, ad un certo punto, la terra fu scossa da un grande terremoto e tutti furono rispediti nella nuova vita.

Come in tutti i miti, anche in questo Platone ci lascia una morale: bisogna scegliere con saggezza e cautela, imparare molto dagli errori del passato perché non sempre abbiamo un’altra possibilità; le cose belle e gli affetti possono sfuggirci, senza che ce ne accorgiamo, se noi non ce ne prendiamo cura.

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