D. Moriniello - "La Psicoterapia della Gestalt"
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La Psicoterapia della Gestalt
a cura di
Dott.ssa Daniela Moriniello, Dott.ssa Luisa Esposito, Dott.ssa Ida Bolognini

"Io non amo la gente perfetta,
quelli che non sono mai caduti,
non hanno inciampato,
a loro non è svelata la bellezza della vita."
B. Pasternak


La Psicoterapia della Gestalt si basa solo parzialmente sulla psicologia della Forma (o psicologia della Gestalt), infatti, essa, si considera a pieno titolo una corrente di psicoterapia umanistico-esistenziale, in cui l’attenzione è posta sulla dinamica inarrestabile di creazione di configurazioni figura-sfondo, che rappresentano continui cicli di contatto tra l’organismo e l’ambiente che lo circonda. La terapia della Gestalt viene ufficializzata da Friedrich (Fritz) Perls, negli anni ’40 a New York (USA), come terapia che raccoglie e organizza le idee tradizionali della psicoterapia freudiana, junghiana e reichiana, nonché i principi della teoria del campo di Kurt Lewin e i contributi filosofici dell’esistenzialismo, della fenomenologia di Husserl e della psicologia della Gestalt da cui, come abbiamo già affermato precedentemente, prende il nome. Uno degli assunti fondamentali della Psicoterapia della Gestalt è quello che asserisce “Il tutto è più della somma delle singole parti”: esso spiega la modalità del funzionamento di base non solo del processo percettivo, ma anche dell’apparato psichico in generale.
Immaginiamo che Alessandro si rechi ad una festa. Quando entra nella stanza piena di persone non le percepisce come macchie, colori e movimenti, ma come unità significative, in cui può predominare un elemento (con funzione di “figura”), rispetto agli altri che retrocedono nello sfondo (funzione di “sfondo”). L’elemento figura è scelto in base all’interesse individuale e, fino a quando permane quella motivazione, la scena apparirà organizzata in modo significativo in relazione ad essa.


Ogni invitato, che partecipa alla festa, porta con sé un diverso interesse e la propria percezione della stanza e degli elementi, così come il proprio comportamento, che risultano coerenti con la motivazione intrinseca. Ad esempio, la persona alcolista desidererà bere e cercherà immediatamente qualcosa che soddisferà questo suo desiderio, la pittrice osserverà e studierà con occhio attento e critico i quadri presenti nella casa, mentre il ragazzo che sa di incontrare lì la sua ragazza, la cercherà tra la folla. Si evince che ciò per cui una persona nutre interesse, organizza la scena e le fornisce un significato.
Tale unità significativa (il tutto) è rappresentata dalla parola tedesca “Gestalt”, che sta ad indicare una struttura, una configurazione, la particolare forma organizzativa delle parti individuali che la compongono. Interessante, risulta, quello che Martin Shepard scrive rispetto al senso della Psicoterapia della Gestalt:“Gestalt è una parola tedesca che implica ‘totalità’. Essa si avvicina sotto molti aspetti al concetto orientale di Tao, e riconosce che figura e sfondo formano un tutto unico e inseparabile a meno di non perdere il loro significato individuale o distruggere la totalità precedente. Il pesce non ha senso senza il mare, così come la notte senza il giorno. Si sa che l’acqua consiste di due parti di idrogeno e una di ossigeno, ma se le separiamo per analizzarle restiamo con due gas, ma senza nulla da bere. Gestalt, in questo senso, è antica quanto l’antico simbolo cinese dello Yin e Yang, dove ciascuna parte definisce l’altra, e tutto e due sono necessarie per completare il tutto” (Shepard M., 1986).
La Psicoterapia della Gestalt viene considerata una “dottrina olistica”. Infatti, essa, considera l’uomo come un organismo unificato capace di funzionare su più livelli qualitativamente diversi e apparentemente indipendenti, ma non per questo scissi: il livello del pensiero (mente) e il livello dell’azione (corpo).


Il pensare non è l’unica attività della mente, ve ne sono, infatti, diverse come la funzione dell’attenzione, della consapevolezza, come anche quella della fantasia. La consapevolezza è più diffusa dell’attenzione, implica una percezione rilassata, piuttosto che tesa, da parte dell’intera persona.
Per quanto riguarda la fantasia Perls scrive: “Comprendiamo che il pensiero include un certo numero di attività – sognare, immaginare, teorizzare, anticipare – che fanno un uso massimale della nostra capacità di manipolare simboli…chiamiamo tutto ciò l’attività della fantasia piuttosto che del pensiero. Tendiamo ad annettere l’idea di razionalità al pensiero e di irrazionalità al sognare…usando la parola fantasia non intendo insinuare che ci sia qualcosa di irreale, soprannaturale, strano o falso in queste attività, l’attività della fantasia, nel senso ampio in cui uso questo termine, è quell’attività dell’essere umano che tramite l’uso dei simboli tende a riprodurre, su scala ridotta, la realtà. In quanto attività che comporta l’uso dei simboli, deriva dalla realtà, giacché i simboli stessi derivano originariamente dalla realtà. I simboli iniziano come etichette per oggetti e processi; prolificano e si sviluppano in etichette per etichette e etichette per etichette per etichette. I simboli possono perfino non avvicinarsi alla realtà, ma hanno origine da essa. Lo stesso è vero per la fantasia in quanto attività interna che usa i simboli.” (Perls F., 1973)


La visione olistica si basa sul principio che il tutto è più grande o diverso della somma delle sue singole parti. L’insieme non è semplicemente il risultato di un accumulo di parti, ha, piuttosto, una propria unità intrinseca, una particolare struttura ed integrazione di tutte queste componenti. Vedere la persona come una totalità più grande della somma dei singoli elementi significa vederla come composta da tutte le parti: corpo, mente, pensieri, sentimenti, immaginario, movimento, ma non come il frutto della semplice addizione di queste, bensì come un nuovo insieme unitario, integrato in cui ciò che fa la differenza è il modo in cui le singole componenti si aggregano e danno forma all’unità persona.


La persona è costituita dal funzionamento integrato nel tempo e nello spazio dei vari aspetti del tutto. Da questo punto di vista, curare esclusivamente un aspetto della persona o identificare una parte come la causa del problema, significa frammentare artificialmente ciò che in realtà è qualcosa che funziona come unità. Altro elemento fondamentale, da prendere in considerazione all’interno di questa corrente, è sicuramente “il processo omeostatico e l’autoregolazione organsmica”: la Psicoterapia della Gestalt pone particolare attenzione a quello che la scienza definisce “processo omeostatico”. Tale processo, governa le funzioni basilari della vita al fine di conservare l’equilibrio organismico e, quindi, la sua salute in condizioni variabili. Da esso discendono comportamenti coerenti e adeguati, atti a soddisfare i molteplici bisogni. Il processo omeostatico è un processo sempre in atto, che non si ferma mai. Mentre la scienza si occupa e studia i bisogni fisiologici (ad esempio la regolazione fisiologica del livello di zucchero nel sangue), la psicologia tratta dei bisogni di natura psicologica dell’individuo e dei meccanismi omeostatici o adattativi con cui vengono soddisfatti, riconoscendo, comunque, che i processi (biologico, fisiologico e psicologico) sono sempre interconnessi. Normalmente l’organismo fa fronte a diversi bisogni che si manifestano simultaneamente, ma dal momento che può svolgere adeguatamente solo una funzione alla volta, deve operare una scelta entro una scala gerarchica di valori, seguendo uno schema che dà priorità al bisogno in primo piano (“figura”), quello che preme con maggiore urgenza per il proprio appagamento, lasciando retrocedere temporaneamente nello “sfondo” gli altri. La Psicoterapia della Gestalt descrive il funzionamento organismico come l’organizzazione di questa dinamica figura/sfondo. La formazione di figure di interesse ci spinge a cercare un loro completamento nell’ambiente attraverso il comportamento, il cui effetto porta al conseguimento dell’autoregolazione, di un nuovo equilibrio del campo organismo/ambiente. Nell’ osservare il processo organismico di base si nota che all’emergere di un bisogno impellente, cioè di una figura di interesse che si stacca dallo sfondo (ad esempio: la sete), corrisponde l’organizzazione di un comportamento (vado verso il frigorifero) che porta al contatto con l’ambiente (bevo), al fine di completare il bisogno emergente (sono dissetato). Una volta raggiunto il completamento e ristabilito un nuovo equilibrio omeostatico, si osserva il ritirarsi della figura nello sfondo e in questo modo viene dato spazio alla successiva figura di interesse emergente. Quando il processo omeostatico fallisce e l’organismo resta troppo tempo in uno stato di squilibrio, non riuscendo a soddisfare i bisogni, si ammala. Se il fallimento del processo è totale, l’organismo muore.