D. Moriniello - Il potere del "Qui e Ora"
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Il potere del "Qui e Ora"
a cura di
Dott.ssa Daniela Moriniello, Dott.ssa Luisa Esposito, Dott.ssa Ida Bolognini

La Psicoterapia della Gestalt è una terapia del qui e ora, in cui è posto l’accento sul presente come segmento espressivo della totalità dell’esperienza, come il luogo in cui si incrocia l’esperienza del passato e l’influsso verso il futuro. Si tratta di una terapia esperienziale, Swiss Panerai Replica Watches piuttosto che verbale o interpretativa, attraverso la quale il cliente può apprendere come vivere con consapevolezza nel presente (infatti viene anche definita Terapia della Consapevolezza). Egli può imparare a rivolgere la sua attenzione a ciò che fa, sperimenta o sente nel presente, nel qui ed ora, diventando gradualmente consapevole dei suoi gesti, della sua respirazione, delle sua emozioni, della sua voce, delle sue espressioni facciali o dei suoi pensieri pressanti. Per questo motivo il terapeuta può chiedere al cliente di parlare dei propri traumi e problemi non nell’area del tempo passato, ma nell’area del presente, in sostanza viene proposto di ri-sperimentare le situazioni insolute nel “qui e ora”, utilizzando il verbo al presente. Le interpretazioni, le razionalizzazioni, il parlare attorno alle cose o qualsiasi tipo di spiegazione simbolica o intellettuale non influenzano i sentimenti e le emozioni del cliente.

Infatti, per chiudere definitivamente con i problemi passati, non basta ricordarli semplicemente, ma ci si deve ritornare “psico-drammaticamente”, e questo è possibile farlo solo nel presente. Solo nel presente i sistemi sensoriali e motori dell’individuo possono funzionare e la consapevolezza e l’esperienza possono avere luogo. Durante la seduta terapeutica le diverse dimensioni temporali sono, quindi, trattate come fossero “qui e ora”. Anche quando il cliente sta ricordando qualcosa del passato, l’oggetto del lavoro terapeutico è nel presente delle sue emozioni e delle sue propriocezioni (il senso cinestesico muscolare si può sperimentare nel qui e ora). La Psicoterapia della Gestalt riconosce l’azione del ricordare e del programmare come funzioni del presente, anche se si riferiscono al passato e al futuro. Tuttavia bisogna distinguere un interesse per il passato e per il futuro, che è fondamentale per il funzionamento psicologico, da un comportamento “come se si fosse realmente nel passato o nel futuro”, ciò inquina le possibilità vive dell’esistenza.

La Psicoterapia ha come obiettivo quello di fornire il mezzo con cui risolvere sia i problemi attuali che quelli che potrebbero insorgere nel futuro e tale strumento è costituito dall’”auto-appoggio”. Si può descrivere il percorso terapeutico stesso come l’evoluzione dalla ricerca dell’appoggio ambientale allo sviluppo di un solido auto-appoggio.Un cliente che si rivolge ad uno psicoterapeuta può sentire di trovarsi in una crisi esistenziale o percepire che i suoi bisogni psicologici, che gli sono vitali quanto il respiro stesso, non vengono soddisfatti dal suo modo di vita attuale (Perls F., 1969). Egli si aspetta di trovare nel terapeuta l’appoggio ambientale che integrerà i propri mezzi di appoggio temporaneamente insufficienti, dato che la sua esperienza e la sua preparazione non gli hanno permesso di svilupparli adeguatamente. Ma quale tipo di appoggio egli ha utilizzato fin’ora? L’individuo nevrotico è capace di manipolare l’ambiente (sociale e fisico), al fine di ottenere l’appoggio di cui necessita, ma tali manovre a lungo andare tendono a conservare e a perpetuare il proprio handicap, piuttosto che a eliminarlo. Ciò che realmente gli manca è la presenza di un orientamento al suo interno, la consapevolezza e il senso del sé sono insufficienti così come è insufficiente una delle qualità essenziali che favorisce la sopravvivenza: l’auto-appoggio. “Se egli impara a dedicare allo sviluppo dell’auto-appoggio tutta l’intelligenza e l’energia che ha investito nel costringere l’ambiente a sostenerlo, avrà sicuramente successo” (Perls F., 1969)1.

Quando l’individuo sperimenta due o più situazioni incoerenti, che richiedono la sua attenzione ed azione, e che al tempo stesso sono permanenti e apparentemente insolubili, egli vive un “conflitto nevrotico”. Se in presenza di imperativi sociali e personali simultanei, che non possono essere soddisfatti contemporaneamente dalla stessa azione, la persona adempie a ciò che le viene imposto, malgrado la resistenza nel compierlo, ne deriveranno risentimento e nevrosi. Solitamente nell’infanzia l’individuo “ingoia” imperativi che sono contro la sua inclinazione naturale, ciò crea un’area di confusione semplice o doppia. Ad esempio l’ordine “non piangere”, quando c’è un’esperienza genuina di dolore, costituisce una confusione semplice, che può essere raddoppiata quando si aggiunge la confusione semantica “comportati da uomo”, “i maschi non piangono mai”.

Tale area di confusione rende l’individuo incapace di intuire i suoi bisogni dominanti e/o di manipolare il suo ambiente in modo da conseguirli. Cronicamente impegnato nell’auto-interruzione, il suo comportamento appare disorganizzato e inefficace, risultato di tentativi errati nel raggiungere l’equilibrio.
Secondo la Psicoterapia della Gestalt quando la persona non può portare a conclusione soddisfacente una determinata situazione, allora si sente costretta a “ripeterla” e a “riportarla” nella vita quotidiana, queste ripetizioni rappresentano le sue situazioni o “Gestalt incompiute”, attraverso le quali cerca una soluzione creativa. Una Gestalt incompiuta è come un debito ereditato dal passato che ci si ritrova nel presente. Non può aver luogo nessuno sviluppo dell’individuo se prima non raggiunge la soddisfazione in tutte quelle aree in cui si sente confuso, vuoto o bloccato. Il requisito indispensabile alla piena soddisfazione e al completamento della situazione è il senso di identificazione da parte dell’individuo con tutte le azioni a cui partecipa, comprese le sue auto-interruzioni. Quando nella seduta terapeutica egli agisce la sua tendenza nevrotica si ha la possibilità di individuare il momento e il modo in cui interrompe il flusso dell’esperienza impedendosi di raggiungere una soluzione creativa. Il terapeuta gestaltista induce nel cliente la mentalità della responsabilità, intesa come capacità di rispondere e di scegliere le proprie reazioni; tale senso di responsabilità porta all’identificazione con ciò che si sta compiendo, e all’espressione di tale identificazione: “io ora sono consapevole di bloccare me stesso nel fare…”; “in che modo ora mi blocco?”; “che cosa sto bloccando ora?”. L’obiettivo terapeutico consiste nel trasformare l’emozione in azione, in auto-espressione e integrazione, vale a dire nello sviluppare l’auto-appoggio necessario a realizzare le proprie scelte esistenziali. Attraverso il lavoro terapeutico egli può imparare ad ascoltare e individuare i propri bisogni, ad identificare se stesso con essi, ad intuire come soddisfarli, a distinguere tra la molteplicità di questi e ad occuparsene uno per volta. Nella stanza della terapia il cliente agisce a livello di fantasia e non di realtà tutto ciò che deve essere completato. Egli, così, può diventare consapevole del significato di ciò che fa e in questo modo può aumentare il suo orientamento e la sua capacità di azione. Mentre il terapeuta rafforza quelle espressioni che riflettono il vero sé del cliente, quest’ultimo, mano a mano che consolida l’esperienza del sé, diventa più autosufficiente e capace di instaurare buoni contatti con gli altri e con se stesso. Il senso di auto-appoggio, a cui si riferisce la Psicoterapia della Gestalt, si differenzia dal concetto di indipendenza. Infatti,hublot king power replica il cliente che ha sperimentato l’auto-appoggio, alla conclusione della terapia, non perderà il suo bisogno degli altri, ma, al contrario, contattando in modo consapevole i propri bisogni, potrà incontrare l’altro in modo chiaro e trarre soddisfazioni reali dai contatti con le altre persone. Sperimentare ed essere se stessi consente di raggiungere una comprensione sia di sé che degli altri. L’obiettivo del processo terapeutico è il ripristino del sé attraverso l’integrazione delle parti dissociate dalla personalità, ciò ha un’importante ricaduta sulla capacità di instaurare un “buon contatto” con sé e con l’ambiente. Ciò significa vedere la propria parte nel rapporto con l’intero, vedere se stessi come parte del “campo totale”.